E’ Febbre da Pokemon

E’ febbre da Pokemon! Chi lo avrebbe mai detto che dopo qualche anno di oblio sarebbero ritornati alla ribalta gli animaletti, o mostriciattoli che dir si voglia, che hanno imperversato per la prima volta qualche lustro fa?

Febbre da Pokemon….GO!

Già, è successo anche questo. Ed ora, versione 2.0 in mano, tutti a cercare Pikachu e i suoi amichetti per le strade di tutte le città del mondo. Sì, perché il rilancio da parte della Niantic dei personaggi creati agli inizi degli anni 90 da Satoshi Tajiri è passato attraverso una applicazione, Pokemon Go, che ha stravolto nel giro di poche ore molti dei tratti dell’esperienza videoludica (e non solo) consolidata ormai da tempo intorno ad una console.

Ma cosa sono i Pokemon?

Leggenda vuole che il nome sia una delle tante parole macedonia figlia della coppia (inglese) Pocket Monsters, mostri tascabili, contratta per consentirne la visualizzazione sullo schermo, piccolo, del Game Boy del tempo. Questo gruppo di mostriciattoli ha venduto oltre 260 milioni di copie delle decine di videogiochi che li vedono protagonisti e, ora, con Pokemon Go l’ascesa sembra davvero inarrestabile avendo varcato la soglia degli smartphone con cui conviviamo. Basta visitare la versione italiana del sito ufficiale dedicato al mondo colorato dei Pocket Monsters per rendersi conto non solo della globalità del fenomeno, che comprende tra le altre cose anche una serie a cartoni animati giunta alla diciannovesima stagione e mille altre iniziative, ma anche della imponenza dei numeri dei giocatori coinvolti in questa nuova esperienza collettiva che qualcuno troppo sbrigativamente ha definito follia.

E, ovviamente, come ogni volta che un fenomeno, nato in una nicchia ben identificabile di utenti, varca la soglia di quella nicchia e diventa un evento di massa scardinando e ridisegnando i confini di una esperienza, aspro è il dibattito tra favorevoli e contrari, tra i cantori della ormai certa fine dei valori dell’occidente e gli affezionati al nuovo ad ogni costo.

Tutti impegnati a litigare fra di loro mentre in giro sempre più persone di ogni età passeggiano alla ricerca del Pokemon da catturare, della palestra da conquistare, del Pokestop da cui rifornirsi.

Voi da che parte siete? Credete davvero che Pokemon Go sia in grado di rompere quella linea sottile che separa la vita reale dalla finzione di un videogioco?

La febbre da Pokemon vi ha contagiati?

David “Direttore”Ferraro

It’s Pokemon Fever!

Who would have thought that after a few years of oblivion Pokemon would return on the spotlight? 

Yet even this has happened. And now, version 2.0 in hand, everybody is looking for Pikachu and his friends in the streets of all cities of the world. Yes, because the relaunch of the Niantic characters created in the early ’90s by Satoshi Tajiri went through one application, Pokemon Go.

Pokemon Go’s rise seems unstoppable having crossed the threshold of smartphones with which we live. Just visit the Italian version of the official website dedicated to the colorful world of Pocket Monsters to realize not only the totality of the phenomenon, which includes, among other things also an animated series now in its nineteenth season and a thousand other initiatives, but also the impressiveness the numbers of the players involved in this new collective experience that anyone too hastily called madness.

All busy arguing with each other while out and more and more people of all ages walking to the Pokemon looking to catch, gym to conquer, the Pokestop from which refuel.

You which way you are? Do you really think Pokemon Go is able to break the thin line that separates real life from the fiction of a video game?

David “Direttore”Ferraro

 

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febbre da pokemon

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David Ferraro

Technology “Non basta una vita per descriverci, figuriamoci una bio!” Sono il frutto di tutte le relazioni umane subite dall’11.06.1985 ad oggi. Da sempre appassionato di sport, di nuove tecnologie e di comunicazione. Henry Ford diceva: ” C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una tecnologia diventano per tutti”. Quindi, per far conoscere alla persone l’innovazione, dobbiamo comunicarla!

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