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Bruxelles un anno dopo
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Bruxelles un anno dopo

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Bruxelles un anno dopo l’attentato. Io ero all’interno dell’aereoporto nel momento dello scoppio della bomba, insieme a mio marito e mio figlio!

Bruxelles un anno dopo l’attentato. Io c’ero.

Bruxelles… la meta scelta da me e mio marito per un “tranquillo” week end insieme al nostro bambino, per rilassarci un po’ e fare insieme scorpacciate di patatine e cioccolata!
Era tutto filato liscio.
Infatti appena arrivati  ci siamo subito diretti ad ammirare le vetrine delle famose cioccolaterie di Bruxelles, colme di ogni tipo di cioccolato: al latte, alle nocciole, con pistacchio, mandorle, frutta. Il bimbo era felicissimo ma forse più noi! Faccio scorta di dolcezze e di  energia per iniziare a visitare Bruxelles. Siamo in vacanza che ci frega dei brufoli!!
Ci dirigiamo subito a La Grand Place, considerata una delle più belle piazze del mondo ed è a pieno diritto nella lista dei luoghi Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
Ogni visita a Bruxelles dovrebbe iniziare da qui. Tutto intorno alla Piazza ci sono le case che raccontano la storia dei mestieri; dalla dimora dei commercianti, l’Etoile con il memoriale a Everard ‘t Serclaes (pare che toccarlo porti fortuna), la Casa dei Brassers (birrai, con annesso museo), la Casa dei sarti e quella dei pittori, dove Victor Hugo visse nel 1852.
Pochi sanno che il Belgio è la patria del fumetto, qui sono nati i Puffi, Tintin, Lucky Luke, Zagor e molti altri personaggi. Il Centro Belga del Fumetto si trova negli splendidi magazzini stile Liberty in pieno centro dove è possibile ammirare le tavole originali dei fumetti e la riproduzione della gabbia dove Gargamella imprigionò il suo primo Puffo!
Continuiamo a stare in pieno centro e andiamo a L’Ilot Sacrè (Isola Sacra), il quadrilatero che si trova proprio alle spalle della Grand Place, nel centro di Bruxelles. Un intrigo di viuzze molto caratteristico, dove i turisti amano fare shopping nei caratteristici negozi e pasticcerie per poi rilassarsi seduti ai numerosi tavolini dei caffè o delle birrerie.
Devo dire che per me è stato un po’ faticoso camminare con il passeggino ma non mi sono assolutamente scoraggiata perchè amo viaggiare insieme a mio figlio. Uno dei simboli principali della città di Bruxelles è una fontana raffigurante un bambino che fa pipì, chiamato in fiammingo “Mannequin pis”. La leggenda narra che il piccolo Julien, salvò la città facendo la pipì sulla miccia di una bomba. Usciamo fuori dal centro storico per andare a vedere un altro simbolo di Bruxelles, l’Atomium:  una singolare struttura che si trova nel Parco Heysel, nella periferia nord di Bruxelles. Alta circa 102 metri, rappresenta un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte. Doveva essere smantellato giá da tempo, invece è ancora in piedi. Infine non potevamo non andare al quartiere del Parlamento, che si trova dietro la stazione del Quartier Leopold all’interno del Parc Leopold, nella parte alta della città. Non ci si può sbagliare: è un complesso di edifici postmoderni in vetro e acciaio con le bandiere dell’Unione Europea sventolanti. Siamo anche entrati e si può girare senza guida (non in tutte le stanze). Il week end è trascorso in modo sereno e divertente ma anche velocemente.
Così è arrivato il momento di ripartire e ci dirigiamo in aeroporto.
Io, mio marito ed il piccolo Lorenzo iniziamo la trafila del controllo bagagli (così da poter stare tranquilli con in nostri quintali di cioccolata e souvenir). Arrivati ai tornelli che precedono il metal detector, io passo mentre mio marito, che portava anche il passeggino, lo hanno fatto spostare ad un altro tornello più grande e proprio in quel momento, mentre controllavano il documento di mio marito e mio figlio (io ero a due passi da loro) sentiamo una fortissima esplosione, alzo lo sguardo ed il tetto crolla a pochi centimetri da mio marito, poi un  fumo nero invade l’aereoporto ed iniziano tutti a correre e gridare. Presi dal panico abbiamo portato il bimbo al di là dei metal detector, dove ormai la gente passava senza controllo, cercando di raggiungere l’ imbarco, ma senza renderci conto di quello che stava succedendo. Cerchiamo il nostro gate e cerchiamo di tranquillizzarci quando un altoparlante annuncia in inglese che dobbiamo tutti abbandonare l’aeroporto. Non capivamo il perchè. Vedevo hostess piangere mentre gli addetti alla sicurezza ci portavano nelle piste di atterraggio. Poco dopo, tramite dei pullman, ci hanno spostati negli hangar e ci hanno chiesto tutti i nostri dati. Più tardi ci hanno fornito cibo e coperte, sopratutto per il bambino, ma NON CI DICEVANO NULLA.
Solo tramite internet abbiamo scoperto che purtroppo si trattava di un attentato. Ci sembrava di vivere un incubo. La paura ovviamente era tutta per nostro figlio. Nel pomeriggio è arrivato l’esercito e ci hanno portato all’interno di una caserma dove avevano allestito i letti per la notte. Per fortuna, nella disgrazia, il fatto di avere un bimbo ci ha dato la precedenza rispetto a molti altri. L’accoglienza è stata ottima;  biberon, latte, pannolini, ciucci, giocattoli e sopratutto tanto conforto. I volontari durante la notte ci coprivano se ci cadevano le coperte. Il cibo non era un problema e inoltre intrattenevano i nostri bambini. Ma non ci dicevano quanto saremmo dovuti stare lì, cosa succedeva fuori, nulla di nulla. Per fortuna il giorno dopo, il personale dell’ aeroporto ci ha  portati all’ aeroporto principale per farci prendere uno dei primi voli per tornare a Roma. In tutto questo la Farnesina si è preoccupata solo di mandarmi un sms con su scritto: “dato l’attentato vi sconsigliamo di prendere i mezzi pubblici”. Avevo un bimbo di 13 mesi, se non era per l’organizzazione interna belga, per la Farnesina mio figlio sarebbe ancora là a vedere la statua che fa pipì! Se qualcuno ha qualcosa da dire in difesa della Farnesina la mia mail è eleonoravaleriaciocci@gmail. com.
Per fortuna nostro figlio Lorenzo è stato la nostra forza nei momenti di sconforto. Grazie Lorenzo.​
Eleonora

Brussels a year after the attack. I was inside the airport at the time of the bomb blast, along with my husband and my son!

Brussels … the destination for me and my husband for a “quiet” weekend with our baby.

It was all gone smoothly. In fact,  just we arrived we immediately headed to admire the windows of the famous chocolate shops of Brussels, full of every kind of chocolate: milk, hazelnut, pistachio, almond, fruit.

We headed straight to La Grand Place, considered one of the most beautiful squares in the world and has every right in the list of UNESCO World Heritage sites. Every visit to Brussels should start from here. All around the square there are houses that tell the history of the crafts; from the residence of the traders, the Etoile with the memorial to Everard ‘t Serclaes , the House of Brassers, the House of tailors and that of painters, where Victor Hugo lived in 1852. We then went to the Ilot Sacré (Sacred Island), the quadrilateral which is located right behind the Grand Place in the center of Brussels. A maze of quaint little streets, where tourists love to shop in the quaint shops and bakeries and then relax sitting many café tables or breweries.

It then came the time to leave and we headed to the airport. I, my husband and little Lorenzo started the rigmarole of checking luggage . Once we arrived at the security checks and just at that moment we heard a huge explosion, I looked up and the roof collapsed a few centimeters from my husband, then black smoke invaded the airport and all begin to run and scream.  We tried to reach our gate  when a speaker announced in English that we must all leave the airport. We did not understand why.

Only through the internet we found that unfortunately it was a terrorist attack.

In the afternoon the army came and took us inside a hangar where they had set up the beds for the night.

Luckily the next day, the staff of the airport took us to the main airport to take an early flight back to Rome. 

Luckily our son Lorenzo has been our strength in times of distress. Thanks Lorenzo.

Eleonora

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Eleonora Ciocci

Travel blogger
Ciao a tutti! Mi chiamo Eleonora ed amo viaggiare. La citazione che mi guida è: “Quando vivi in un posto a lungo diventi cieco perchè non osservi più nulla. Per questo viaggio, per non diventare cieco”.

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